DIDATTICA DELL’IMMAGINE

di Alessandro Pultrone

 

Perché DedalArt propone uno spazio di stimoli, percorsi e suggerimenti per l’approccio all’immagine, in particolare artistica? Perché guardare non è vedere.

Il vedere non si limita a poggiare lo sguardo, ma muove l’attenzione. L’attenzione è una direttrice a due vie, una cognitiva ed una emotiva. Nell’alchimia dell’arte quest’ultima viena sollecitata e supportata all’ascolto di sé e dell’altro (le emozioni sono condivisibili). Muoversi in un’opera è e comporta un addestramento emotivo (conoscere, riconoscere, gestire le emozioni), oggi più che mai necessario (Goleman), è approcciare sensi e simboli che fanno parte del nostro comune repertorio genetico, che travalicano confini politici, etnici, religiosi. L’arte è il tessuto connettivo della differenziazione.

Se viaggiare in un’ opera consente di affacciarsi su svariati mondi, imparare a viaggiare produce l’acquisizione di una metodologia relazionale, connettiva e trasversale alle scienze ed alle emozioni; stimola l’elasticità e capacità di adattamento cognitiva ed emotiva (nulla a che vedere con l’accettazione o il compromesso). Viviamo una società in trasformazione che esige ed intende diversamente ruoli e competenze; esemplificativamente: si deve essere pronti e convinti a cambiare dieci lavori in una vita, contrariamente all’ideale - sin qui imperante - dell’impiego fisso; ci si deve armonizzare all’evolversi di una società multietnica, etc…

Paradossalmente proprio ora viviamo una quotidianeità dove i ritmi, il bombardamento di messaggi, la velocità dei cambiamenti (anche valoriali) ci porta a guardare e sentire tutto… vedendo e ascoltando ben poco. Per capire quanto pratico e reale sia il tema basta accennare a quanto si desume dalla analisi de i media e la comunicazione psicomotoria (la psicomotricità è materia che si occupa dell’armonizzazione psicofisica – educazione, rieducazione e terapia - in particolare nelle fasi evolutive e di transizione). Sappiamo che la fruizione televisiva (3/5 ore giornaliere per i bambini, 3h e 34’per gli adulti – fonte Censis 96) nega al sistema nervoso il tempo di integrare coscientemente l’informazione (Hertè Sturns), attivando un processo di sub-muscolarizzazione (De Kerkove) ovvero una partecipazione psicofisica, emotiva –"significato sentito" (Eugen T. Gendlin). In qualche modo subito, pochè non c’è rielaborazione e a volte, addirittura consapevolezza.

Diversamente " Nell’ipertesto la centralità, come la bellezza e l’importanza, risiede nella mente dell’osservatore… che non soltanto sceglie i suoi percorsi di lettura, ma ha anche l’opportunità di leggere da autore… e associare collegamenti o aggiungere testo al testo che sta leggendo" (George P. Landow)…similmente alla fruizione dell’opera d’arte.

All’invadenza, che rischia di diventare consuetudine, del "farsi guidare" (cognitivamente ma anche emotivamente) da altri (è il regista, nel televisivo, a decidere dove portare l’attenzione del fruitore), ai ritmi ansiogeni imposti da taluni media e da un sistema di vita si devono affiancare, se non contrapporre, metodologie e strumenti che consentano ed evolvano un sano dialogo interiore, ritmi e sviluppi personali e rispettosi di sé.

Per questo ed altro, senza presunzione o ambizioni, credo si debba cercare di mettere a disposizione quelle conoscenze che esperienze e professionalità ci fanno considerare utili a tale scopo… magari da punti di vista e in ruoli diversi.

Premesse di artisti

"… chi altri se non Michelangelo,

poteva aspettarsi e pretendere

che il suo Mosè,

una statua di rigido marmo,

parlasse?

E quale critico, con quali parole, 

può anche solo pensare di

confrontarsi    

con le nostre intenzioni?

e con le vostre;

che guardate per vedere,

che sbirciate nell’oltre.

Perché anche voi

se venite con l’anima in mano

pronta a lanciarsi dal trampolino degli occhi

se muovete la vostra attenzione

su segni e sogni,

come scassinatori che provino la combinazione

di una cassaforte

come amanti che si offrano, aprendosi

e dilaghino nell’altro

anche voi, come noi, agognate

"il miracolo"

Echi di ancestrali reminiscenze

facendosi largo tra cellulitiche stratificazioni di cultura

ventre di birra

con rutto di poeta ubriaco

svelano

che ogni elemento-forma-colore

nervatura del legno e intacca hanno

una loro forza-tensione

un’energia visibile ed una invisibile

un senso atavico

che riapre ferite

fa sgorgare risate antiche

tra lampi di premonizione

....

( dal "Videoviaggio manifesto" Segno,colore e legno di A. Pultrone )

 

"Dall’esterno, ogni singola forma disegnata o dipinta è un elemento. Dall’interno l’elemento non è quella forma stessa, bensì è la tensione interna che vive in essa.

E, di fatto, il contenuto di un’opera pittorica non è nelle forme esterne ma nelle forze-tensioni viventi in queste forme."

(cfr. "Punto, linea e superficie" Wassily Kandisky)

 

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"Il pulcinella nel bicchiere"

di A. Pultrone

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vengono chiamate "linee di forza" quelle linee segnate o deducibili dalla composizione che determinano la staticita' o il dinamismo dell'opera, le sue tensioni, i percorsi. Linee orizzontali inducono pacatezza e staticita', linee oblique movimento e dinamismo, linee verticali slancio verso l'alto.

 

 

 

 

 

 

 

LA LINEA A indica un movimento di chiusura…

… La linea torna su se stessa , verso il basso, dal punto di vista della espressione corporea, suggerisce una sensazione di prostrazione, stanchezza, difesa dell’uomo.

 

 

 

 

 

La linea B è una linea diagonale che tende e spinge verso l’angolo a destra, STUDIOPUCINELLA5.jpg (18690 byte)mancante però di una forza che le verrebbe da un appoggio a terra…

 

…La sensazione che se ne ottiene è quindi di tensione - movimento trattenuto verso l’alto, il cielo e più esattamente verso quel punto da cui ha origine quella luce liquiescente su cui si muovono esseri ed oggetti immaginifici

 

 

 

 

 

Nella sua traiettoria la linea B si interseca con la linea C …

 

 

 

 

 

 

… che, partendo da una zona superiore della tela, si dirige anch’essa verso l’alto…

sembra prendere corpo un angolo che ha come linea di base il mare e vertici di base la testa a sinistra e la piramide a destra.

 

 

 

 

In ogni forma, in ogni immagine, anche nelle più complesse possono essere riconosciute delle forme basate, ovvero le forme geometriche elementari: quadrato, triangolo, e cerchio ognuna delle quali comunica sensazioni visive differenti. Suddividendo l’intero quadro in triangoli…

 

 

 

 

…ne appare evidente uno centrale, il maggiore che ha per vertice l’uomo e come base il lato destro dell’opera… il lato 1 incompleto perché travalica i confini della tela, è però esaltato dalla linea dura del piano d’appoggio, dal contrasto del colore scuro di quest’ultimo e il colore chiaro della sabbia. Il lato procede lungo la pancia dell’uomo.Il lato 2 , dato da braccio, spalla, testa e braccio, corrisponde alla linea B di prima.L’uomo, quasi funzionasse da legame tra terra e cielo, immanente e trascendente, sembra riprodurre, esaltandolo con la postura, l’ espressione corporea , il triangolo; Il corpo,vertice dei due lati convergenti del grande triangolo, sembra porsi come centro del quadro ma non centro dell’attenzione, che scivola in due direzioni opposte.

 

… Nelle intenzioni del pittore , l’attenzione viene attirata dal trapezio marrone che racchiude ed incornicia con le linee nette del bordo il bianco " pulcinella nel bicchiere" su cui lo sguardo dell’osservatore potrebbe soffermarsi..Il contrasto colore, la luminosità, necessari a metterlo in risalto non sono comunque eccessivi né si contrappongono al centro in modo da fare diventare questo il fulcro e soggetto dell’attenzione. Al centro del quadro è anzi legato dal braccio oltre che dalle linee di forza che vi si agitano.

 

Il pulcinella nel bicchiere è contenuto in uno spazio rigorosamente, geometricamente limitato. La riproduzione dello schematismo geometrico è riproposta anche nella mano, resa, contrariamente al resto del corpo, con linee rette ed angoli.Il bicchiere media con due linee le rette laterali e le due ovoidali, la morbidezza e rotondità del Pulcinella ed il geometrismo esterno…

Per quel vibrante legame col centro-vertice del grande angolo, impossibilitata a proseguire verso il basso, esauritosi l’interesse per il pulcinella, l’attenzione tende a tornare verso il centro. Non trovandovi un soggetto prosegue verso la testa dell’uomo. In realtà lo spazio attrattivo comprende la spalla ove la testa si incassa sino all’orecchio, così che le forti ombre del collo che s’insinua nel petto,quelle dell’orecchia e della spalla, quella dello zigomo e quelle del viso, compattano le diverse parti in un’unoco insieme. La tensione nello sguardo e nel braccio proteso del personaggio spingono ad assecondarla portandoci verso la mela sfera. In ciò sollecitati ma anche frenati dalla presenza della piramide (che s’intuisce per contrasto di colore). La massa della piramide è parallela alla testa. La linea che le unisce è la base del triangolo minore che avevamo già visto, testa-spalla e piramide sono i due angoli di base. L’influenza frenante della piramide diventa più forte man mano che si sale trasformandosi in spinta a sinistra una volta arrivati al vertice del triangolo minore (le dita della mano dell’uomo). Qui giunti infatti la tensione della diagonale proseguimento del lato deltriangolo minore ci porta a seguirne l’andamento. La dominanza di questa spinta è data anche dalla forza e direzione del colore scuro (il fumo) che si identifica con quella della diagonale e dall’elemento prospettico. Man mano che la nostra attenzione si allontanava dalla testa ci portava verso la profondità del quadro, uscendo dalla sfera d’influenza della mela che, al contrario, sembra uscire dalla tela. Il percorso riproduce uno dei sensi (di cui il pittore è consapevole): la protensione verso l’altro e l’oltre (futuro, speranze, sogni, etc) limitato dal peso dell’immanente (il tempo, il corporeo, etc.). Le linee di forza oblique e la composizione impostata su forme-base triangolari, conferiscono dinamismo all'opera nonostante le linee nette dell'orizzonte e della spiaggia orizzontali e l'immobilità forzata delle figure: una prigioniera del bicchiere, l'altra limitata dal corporeo.

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