COMUNICAZIONE PSICOMOTRICITA
E logico che Dedalart, un sito darte, si occupi di Espressione Corporea, dacchè il segno è figlio del gesto (il corpo come parametro) e perché trasversale alle arti tutte (più chiaramente a teatro, danza, cinema, televisione, etc.), ma, pur non escludendo lindagine più consueta, vorrei utilizzare il corporeo come chiave per le "connessioni tra arte e scienza", per riscoprire lutilità dellarte nel quotidiano di ognuno e (perché no?) per introdurci al mistero che fa dellarte qualcosa che travalica le comuni barriere di tempo e spazio, quelle tra immanente e trascendente, quali che siano le nostre concezioni e convinzioni. Perché lespressione corporea è senzaltro uno strumento per la coscienza, conoscenza e gestione di sé fosse anche, questultima, solo comunicazionale e professionale.
"In principio era lazione" (Goethe)
" La nostra conoscenza dipende da una reminiscenza" (Platone)
Nelluomo convivono e si esprimono almeno due culture distinte, una genetica (reminiscenza ancestrale) ed una contemporanea (contestuale). La prima è data dalla somma di esperienze, patrimonio comune della specie, che - reiteratesi nei secoli - hanno portato a quelle che noi chiamiamo reazioni istintive: atteggiamenti, comportamenti e moti automatici, come listantaneo contrarsi-rannicchiarsi ad un grido di allarme (per ridurre le parti del corpo esposte al colpo, alla vista del nemico, del predatore) o, limitandoci al viso, la contrazione-smorfia legata al disgusto quando un odore o un sapore ci infastidiscono; quella smorfia che coinvolge bocca e narici è risultato del naturale rifiuto, rigetto (espulsione) corporeo di un odore nocivo od un cibo velenoso (Darwin). La cultura contestuale è invece quella sviluppatasi nel corso della nostra vita individuale nel vissuto familiare, scolastico e dellambiente, micro e macro, complessivo. Abituati ed educati a portare lattenzione e ad agire in modo formale e con-forme allambiente (fosse anche ambiente trasgressivo, contestatario o comunque peculiare) normalmente finiamo con lignorare o sottovalutare i messaggi che il corpo ci manda. Così spesso accade che le due culture reagiscano diversamente ad una situazione, mandando messaggi, a noi e agli altri, addirittura opposti. Ad esempio, capita che venendoci presentata una persona, sorridente ed affabile, come eccezionale od utile, noi la si accetti e la si cataloghi razionalmente come tale, mentre il nostro corpo ne recepisce la falsità. A distanza di tempo, scoprendone aspetti o interessi sgraditi, riemerge quella sensazione latente di fastidio e inaffidabilità che avevamo sin qui ignorata, ma che avevamo da subito provata. Forse, allora, ci si ricorda di alcuni particolari : di come la sua stretta di mano fosse molle od ambigua, della sudorazione o dellirrigidirsi del diaframma che ci provocava la presenza di quella persona, etc.. In questi casi, qualora non vi sia un evento chiarificatore, rimarrà un conflitto inconscio che comunque, magari sommato ad altri, dovrà trovare sfogo (psicosomatica, mancanza di convinzione nella progettazione e realizzazione delle nostre azioni, etc.), comunque provocando malessere o fastidio ed una efficacia minore o distorta del nostro agire.
Per chi negli ultimi decenni fosse stato distratto ricordiamo che il "dualismo corpo- mente", di Cartesiana memoria, è stato scientificamente scalzato dallaccertata unità, identità funzionale, tra psichismo e motricità (Wallon).
" Implicito in questa identità è il concetto che lorganismo vivente si esprime più chiaramente con il movimento che non con le parole.. Ma non solo con il movimento! Nelle pose, nelle posizioni e nellatteggiamento che assume, in ogni gesto, lorganismo parla un linguaggio che anticipa e trascende quello verbale." (Alexander Lowen- Il linguaggio del corpo).
E peraltro noto che il bambino apprende attraverso il movimento, lazione, lesperienza (Piaget) e che fino ai sei/sette anni il movimento e la sensazione corporea non sono solo strumenti relazionali e conoscitivi primari, ma anche parametri ("il corpo come parametro"). Per intenderci, un bambino di tre anni che ha un vocabolario che si aggira sulle mille parole, può non capire il senso di una frase o parola ma percepisce le intenzioni, pulsioni, emozioni contenute nella voce ("la voce, il senso-suono, le parole"); se ad esempio diciamo ad un bambino che gli vogliamo bene, lui percepisce lemozione implicita, ma non (come fa ladulto) le possibilità, gli sviluppi etc. che, "logicamente", questo comporta. Anche la voce-suono è espressione del corpo. Il problema e la chiave stanno allora nella coerenza tra la parola ed i suoi sensi. E tipico lesempio del genitore nervoso ed ansioso che culla (con chissà quale ritmo e tensione) il bambino sollecitandolo a tranquillizzarsi, rilassarsi e riposare... domandandosi perché ciò non accada. Inevitabile quindi considerare il cosidetto approccio psicoanalitico che permette già nel bambino di integrare al pensiero normativo e razionale quello simbolico e fantasmatico, di carattere prevalentemente affettivo. Affettività veicolata fisiologicamente dal tono muscolare, denominato "dialogo tonico" nella relazione. Linsieme di funzione tonica e funzione motoria è il soggetto dellapproccio psicomotorio secondo Pierre Vayer (uno dei "papà" della psicomotricità).
Se pure lavvento del linguaggio verbale, dei gesti e comportamenti codificati, sottrae la nostra attenzione al corporeo esso agisce, reagisce e comunica ugualmente e costantemente. Riportare lattenzione su di esso significa ampliare le nostre conoscenze e capacità relazionali (con sé stessi e gli altri). Per i fans di Daniel Goleman ("Lintelligenza emotiva" e " Lavorare con lintelligenza emotiva "), che a partire da basi neurobiologiche indaga sui meccanismi delle emozioni per non subirle ma ottimizzarne le potenzialità, lespressione corporea comporta ed è parte di un percorso che personalmente ho sempre inteso e chiamato di addestramento emotivo.
Anche nel caso dellintelligenza emotiva siamo in presenza di due elaborazioni, due menti: quella primitiva dominata dallamigdala e quella, più evoluta, della neocorteccia, in particolare lippocampo; la prima è tenutaria di una memoria/impressione emotiva, la seconda è delegata alla ricezione e comprensione delle informazioni (segnali) sensoriali provenienti dal talamo la conseguente organizzazione della risposta è a carico dei lobi prefrontali, che usufruiscono anche dellapporto emotivo dellamigdala - "Lippocampo è fondamentale per riconoscere in un volto quello di tua cugina. Ma è lamigdala ad aggiungere che ti è proprio antipatica" ((Joseph LeDoux). Come a dire che vi è un cervello razionale ed uno emotivo che lavorano insieme.
Si parla di intelligenza emotiva riferendosi allapporto di questultimo. Essendo l I. E. fautrice di abilità e competenze come lempatia, liniziativa, lintelligenza sociale, etc, conoscerla, riconoscerla ed addestrarla è senzaltro utile, quando non necessario, al vivere di ognuno di noi, nella sfera personale come nel mondo del lavoro ("Il nuovo modello di lavoratore"), nella scuola come nelleducazione dei figli ( John Gottman) e degli adulti.
Poiché se il Quoziente Intellettivo tende a stabilizzarsi sulla misura raggiunta nei primi ventanni, lapprendimento e levoluzione dellintelligenza emotiva pare prosegua tutta la vita.
Inutile sottolineare come larte (inconsapevolmente, forse, ma funzionalmente) abbia sempre assolta la funzione di addestratrice emotiva consentendoci di riconoscere ed approcciare le emozioni e le loro espressività.
Nelluomo lincurvarsi della spina dorsale, laddove non sia patologico, è sintomo di prostrazione, debolezza psicologica ed emotiva, di timore, di chiusura.
di impotenza , impedimento

Lapice di tale chiusura si raggiunge con il ritorno alla posizione fetale.
Tale atteggiamento/ postura, trova nel più lontano passato le sue radici e spiegazioni. Dacché gli animali abitano a terra, la schiena ed il dorso sono la parte più difesa, mentre anteriormente stanno le parti più deboli e vitali.
La coscienza organica di tale peculiarità fisica assommata alla memoria genetica è comune ed ancor oggi visibile nel mondo animale, dove linsicurezza o la difesa riproducono uneguale gestualità di base.

Consequenzialmente la sicurezza o la serenità sono identificabili nella tranquilla esposizione della parte anteriore.

Similmente al corpo, una sola linea, quella della bocca, basta a dare lespressione al viso. Anche in questo caso la tendenza degli angoli verso il basso, comunica depressione e tristezza, mentre gli angoli della bocca rivolti verso lalto inducono ad una sensazione di contentezza o serenità. La comprensibilità del cartone animato, che usa anche solo poche
linee per i bambini, anche i più piccoli, dimostra come queste conoscenze siano più legate all' intelligenza emotiva che non al cognitivo.
lopposizione tra la tensione verso lalto della contentezza - sicurezza e quella verso il basso di tristezza insicurezza è ancora più evidente nella gestualità del corpo intero. La tendenza ad aprirsi, ancora più a protendersi verso lalto, è naturale in situazioni di piacere, ringraziamento, lode, soddisfazione, abbraccio, ecc.


Diversamente, la supplica vede unita una parziale propensione verso lesterno alla posizione inginocchiata prostrata del corpo chiaro simbolo di inferiorità, umiltà.
Nelle "mani giunte" come nelle sopracciglia imploranti sembra formarsi un angolo rivolto verso lalto, il cielo, quasi a volercisi inserire , diversamente dallabbraccio che pare volerlo comprendere.
Tale composizione del segno gesto sembra disegnare un triangolo riferibile identificabile con la simbologia della
piramide.Il mimo il teatro, il cinema e la tv

Lindagine espressiva fa senzaltro parte del bagaglio professionale degli artisti, ma la coscienza - gestione dellespressività è utile, quando non necessaria, a qualunque animale sociale. In questi ultimi anni lespressione corporea e la comunicazione non verbale sono state molto rivalutate, conseguentemente alla valorizzazione dellimmagine, della comunicazione e della persona. Lespressione corporea prende piede anche in ambito formativo, a seguito della rivisitazione delle competenze richieste dal mondo del lavoro (il nuovo modello del lavoratore). Lapproccio è però molto, se non esclusivamente teorico, che può essere sufficiente per lindagine-riconoscimento visivo ma non per una reale coscienza- gestione corporea, che sottende il "sentire" e passa attraverso il fare.
La concretezza funzionale di un percorso di E.C. che passi attraverso la coscienza, conoscenza e gestione di sé fornisce strumenti per larmonizzazione con sé stessi e lambiente. Il solo mettere in gioco una motilità che si identifica con lemotivo rinforza il "tono vagale" dellindividuo ( il nervo vago interviene nella regolazione di buona parte del sistema parasimpatico e del sistema nervoso autonomo). La praticità del percorso appare evidente per gli operatori sociosanitari e terapeuti che si relazionano fisicamente oltre che cognitivamente, per i quali è fondamentale o naturale empatizzare, senza però farsi coinvolgere dallemozione o dallo stress, dato che debbono gestire professionalmente il rapporto e lazione. Essi sanno che, per quanto raziocinanti, nel momento in cui il corpo si atteggia nelle condivisione relazionale, adeguandosi allemozione altrui, la memoria muscolare adduce un valore emotivo a quella particolare postura, caricandola appunto di quell'emozione che influenza non solo il corpo visibile ma il pensiero; come dire che se assumiamo unaria tesa ed irritata dopo qualche minuto tenderemo ad irritarci più facilmente ed a reagire (istintivamente) aggressivamente o se fingeremo di essere tristi ed abbattuti, col passare dei minuti cominceremo a pensare malinconicamente e ci sentiremo "giù"- "scarichi"- ecc. Perché poi ignorare gli insegnanti, in particolare delle materne, che debbono sentire la relazione, le intenzioni e i bisogni dei bimbi, al di là del loro capacità comunicazionali ( a volte inesistenti o deviate) e delle loro condotte; che debbono punire e premiare senza risentire di simpatie e antipatie, ecc. ?
Credo che quanto scritto sia sufficiente per comprendere come lespressione corporea che passi attraverso il fare sia un processo e una disciplina psicomotoria, poiché strumento di gestione di sé psichico emotivo oltre che visibilmente mimico gestuale. Se qualche "retorico" pensasse che tale percorso vada a scapito della naturalezza e della sincerità è solo perché non lo ha fatto ed è quindi da comprendere e non colpevolizzare. Daltra parte
non crederete che un attore viva il tormento di Otello o Desdemona, dopo 15 repliche lui ucciderebbe la moglie reale (ammesso che non avesse già strangolata lattrice) e lei sai che trauma sentirsi morire tutte le sere! Abbiamo tolto qualcosa al teatro? No, anzi il teatro è un gioco, "facciamo finta che " ma è anche un rito dove lattore presta il corpo e la voce, " è il sacerdozio dellartista, solo strumento del rito non protagonista; protagonista è il rapporto tra i partecipanti e quanto evocato, rapporto per ognuno diverso come il frutto che se ne coglie" ( dal copione "Andata e ritorno" 1997 di A.P. )
ADDESTRAMENTO ESERCIZI UTILI
Per tutti costoro, per i genitori che sentono la necessità di una comunicazione più profonda (nessuno ci insegna ad essere genitori), per i tanti "volontari", su cui si regge il mondo, che si trovano ad affrontare, magari senza strumenti professionali, il dolore e il disagio e per quanti si sentono facili vittime delle emozioni propongo alcuni esercizi psicomotori, limitati al viso, estratti da una serie che normalmente utilizzo tanto nella formazione personale degli psicomotricisti quanto in quella professionale degli attori. Non intendono essere esaustivi ma, come è per ora carattere di Dedalart, possono fare intuire percorsi possibili ottenendo comunque subito qualche piccolo effetto e beneficio (nel proprio piccolo ognuno dà quel che può).
Gli obbiettivi sono molteplici, ne indico qualcuno connettendolo alle professionalità o contesti per i quali può avere maggior rilievo rispetto agli altri.
Per gli attori, mimi , ecc. ginnastica e controllo mimico gestuale. Se utile e funzionale per tutti è particolarmente importante per la recitazione televisiva e cinematografica, per chi debba lavorare sul microgesto, ripetendo la medesima azione in tempi diversi ripresa da angolazioni differenti.
Immaginiamo il dialogo di due attori ripreso da una telecamera o cinepresa, dove il primo attore dica una frase di cui allautore interessi leffetto sul secondo attore, il protagonista, quindi la reazione di questultimo.
Il regista decide che lazione, allinizio
della battuta, debba essere vista in

Piano Americano ( si chiama P.A.
quellinquadratura dove il margine
inferiore taglia i personaggi allaltezza
del ginocchio).
La parte centrale di quella stessa
battuta vuole sia ripresa in Campo
Lungo ( dicesi C.L. quellinquadratura
dove si dà maggior risalto ed
importanza allambiente rispetto alla
figura o figure che vi sono comprese.
Nel linguaggio cinematografico le
inquadrature si articolano in campi e
piani; si parla di "campi" quando
prevale lo spazio-ambiente e di piani
quando prevale la figura).
Immaginiamo poi che il regista, per
sottolineare la reazione, intenda
farci notare la mano dellattore che
si irrigidisce per la tensione o si rilassa
per il sollievo. In tal caso dovrà girare
un dettaglio (inquadratura di un
particolare con valore simbolico e/o
significante), in questo caso la mano.
Sulla fine della battuta, un Primo Piano
del protagonista che con la mimica deve
fare intuire la propria presa di posizione
rispetto allevento scenico.
Il nostro regista immaginario vuole
chiudere la scena con luscita del LE CINQUE INQUADRATURE IN ORDINE DI MONTAGGIO
protagonista, dallambiente dove si
trovava, in Campo Lungo.
La scena verrà girata almeno 4 volte, una per ogni inquadratura e probabilmente in ordine non sequenziale , perché il regista girerà prima le inquadrature allinterno della stanza, poi quelle dallaltra camera (o viceversa). Le due in campo lungo possono fare parte di una unica ripresa durante la quale si gira tutta la scena.




DISEGNI CON LE CINQUE INQUADRATURE IN ORDINE DI RIPRESA
Gli attori dovranno quindi ripetere 4 volte la scena nello stesso modo, così che una volta montata, il pubblico abbia limpressione che si tratti di ununica azione vista da più parti. Permanendo la naturalezza, lattore dovrà comunque dosare lespressività a seconda della ripresa. Esalterà la tensione sulla mano nel dettaglio e la distribuirà lungo tutto il corpo in campo lungo. Ciò che vale anche per il contesto recitativo: il "gesto largo", come il trucco calcato e la "voce portata" che distinguono la recitazione teatrale, anche naturale, sono conseguenza della necessità di coprire lo spazio che lo separa dallo spettatore dellultima fila. Esprimendosi con la mimica facciale il teatrante dovrà sottolineare (sin quasi esasperare) lespressione , movimento muscolare per colmare la distanza, mentre lattore televisivo dovrà, in un primo o primissimo piano, concentrarsi sullespressività dello sguardo contenendo la mimica che potrebbe risultare esagerata e falsa.
Per gli operatori sociosanitari (in particolare psicomotricisti) allaspetto comunicazionale, che comprende anche la flessibilità espressiva utile alla condivisione dellemozione dellaltro, primo passo della relazione, si aggiunge laddestramento emotivo, che consente di familiarizzare con le emozioni proprie ed altrui , mantenendo il proprio equilibrio psicofisico. Se il bambino (paziente), nellambiente di gioco terapeutico, ci chiede di fare il lupo (poichè ha bisogno di affrontarlo e in qualche modo vincere ciò che per lui rappresenta), dobbiamo "non fare il lupo ma simbolizzarlo" Aucouturier, più genericamente: "fare il lupo senza essere il lupo" o più semplicemente "essere altro da sé" (atteggiamento ludico e gioco). Accade regolarmente che in aule, dove si sia anche abituati alluso del corporeo, quando si facciano esercizi di tenuta espressiva (facce irate, felici, tristi) molte persone scoppino a ridere, più o meno nervosamente; alcune rifuggendo dallesprimere (quindi affrontare e gestire) una particolare emozione, altre, che normalmente nel gruppo fanno i pagliacci, per paura di esporsi, anche loro solo su specifiche espressioni emotive- quelle cioè in cui si sentono fragili o ferite.
Per quanto riguarda gli insegnanti la funzione è duplice dato che, oltre ad essere utili a loro, gli esercizi delle fase 1 sono proponibili, in modo idoneo, ai bambini più piccoli ed altri possono essere inseriti in attività come la drammatizzazione. In America già da una ventina di anni in molte scuole esercizi simili fanno parte di percorsi per lo sviluppo delle abilità sociali ( il nuovo modello del lavoratore) ed in generale lalfabetizzazione emozionale viene usata nella prevenzione alla violenza ( fino, ad esempio, al Resolving Conflict Creatively Program). Alla base del controllo emotivo sta ovviamente il riconoscimento delle emozioni. Le attività che seguono, in forma ludica, possono essere sviluppate già con i bambini di 3-4-5 anni, incluse in campi di esperienza come " il sé e laltro il corpo e il movimento i discorsi e le parole". Si può far esprimere ai bambini le emozioni (collera- tristezza, ecc. ) , fargliele riconoscere negli altri, far descrivere loro cosa provano quando sono preda di un certo sentimento. Il più delle volte si comincia appunto chiedendo loro come si sentono e "parlandone" (analizzando cioè il sentimento ed i suoi effetti), poi li si sollecita, man mano, ad esasperare mimicamente gli effetti e le espressioni (gesti, atteggiamenti ed azioni) di quella emozione e quanto vorrebbero (poi potrebbero) fare per liberarsene o se è positiva trattenerla. Tra le altre cose tali attività sviluppano enormemente lempatia tra i bambini, facilitandone la socializzazione e larmonia ( lo abbiamo sperimentato).
Consigli per luso: sentire poi osservare (allo specchio o rivedendosi con la telecamera) quali altri organi oltre quelli che ci sono personalmente noti vengono coinvolti dallazione espressiva. Constatare se limmagine che appare è quella che noi credevamo e se corrisponde alle intenzioni (quante volte veniamo accusati di non esprimere sentimenti che a noi sembrano evidenti?). Solo dopo che si è già presa confidenza con gli esercizi prodursi davanti allo specchio ed allora fare attenzione che lo sguardo mantenga lespressività della mimica. Analizzare gli effetti che una postura od una espressione mimica marcata produce, protraendosi nel tempo (minuti), sul corpo e sulla mente.
Non eccedere nella pratica, soprattutto le prime volte, poiché probabilmente alcuni muscoli ( quelli del viso sono 23) non sono allenati.
1° fase
Atteggiare il viso al riso, allargando la
bocca e sollevando le gote. Sguardo allegro.
Quando si riesce a mantenere lespressione
senza sforzo, passare dalla risata al sorriso,
molto lentamente, senza che vi siano
contrazioni e sussulti muscolari.

B) Atteggiare il viso allira con forte
Contrazione dei muscoli frontale, procero,
corrugatore del sopracciglio, canino
(se intendete digrignare i denti), dilatatore
delle narici e quadrato del labbro superiore
(tanto per dare unidea a chi non labbia di
quanto lavorio mimico stia dietro ad una
espressione. Passare gradualmente ad
unespressione severa e viceversa.

C) Assumere unespressione di addolorata
implorazione, magari arricciando anche
il mento.
Passare gradualmente ad unespressione
di tristezza, di malinconia e viceversa.

D) Atteggiare il viso come aveste
mangiato qualcosa di cattivissimo
o come per un forte e improvviso
dolore, strizzando gli occhi ecc.
Passate poi gradualmente ad una
espressione stupita, alzando
quanto più possibile le sopracciglia
formando una "o" con la bocca.
FASE 2
Gli esercizi che seguono addestrano al controllo dei muscoli oculomotori indipendentemente dal frontale, dal procero (o piramidale), dagli orbicolari, dal corrugatore, insomma da quei muscoli che anche non necessari spesso partecipano del movimento del bulbo oculare. Viceversa lespressione intenzionale dellocchio si perde o viene influenzata dal movimento dei muscoli.
F) Assumere lespressione stupita e mantenendo immobile la muscolatura, guardare fisso avanti a sé poi spostare gli occhi come segue:



Lesercizio va ripetuto con le stesse sequenze e modalità con tutte le espressioni base già note:
G) il riso

H) l'ira

I ) la tristezza

FASE 3
Fondamentale per acquisire labitudine a far lavorare solo il necessario ( sprechiamo un sacco di energia e fatichiamo più del dovuto).
Bisogna ripetere la sequenza delle espressioni di base, come nella fase 1, con una variante: mentre la fronte, le sopracciglia, gli occhi e il naso compongono e mantengono la postura, tutto il resto del corpo deve essere rilassato. In particolare controllate la respirazione (respirazione, voce e linguaggio), le mascelle e le mani. Vi accorgerete che non è semplice come sembra.
