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IL PROBLEMA "VOCE" PER INSEGNANTI E DOCENTI

Di Livia Corelli e Alessandro Pultrone

 

Molte ci dicono di aver accusato dolori alla gola dopo aver parlato a lungo in classe, a convegni, in aula; di non essere stati in grado di mantenere il tono costante durante la loro esposizione e di vedersi "costretti", quindi a gridare con gli inevitabili dolori, bruciori, alle corde vocali e abbassamenti di voce che ne conseguono.

"Perché?" si chiedono¸ "è normale?"?

La prima risposta che ci viene da dare è che quello che succede in questi casi è che si crea una mancanza di sinergie tra i due apparati che concorrono alla produzione vocale: l’apparato respiratorio e quello fonatorio.

Dobbiamo immaginare questi due apparati come due amici che, insieme, lavorano all’interno del nostro corpo per produrre "parole".

Ma come?

L’apparato respiratorio si occupa di incamerare l’aria, ricca di ossigeno, nei polmoni, i quali, espandendosi all’interno della gabbia toracica fanno abbassare il "diaframma", grande muscolo sottostante a forma di cupola. Nel momento in cui i polmoni ritornano nella loro posizione iniziale, decontraendosi, il diaframma, come se fosse una molla prima schiacciata e poi lasciata, risale dando una forza propulsiva all’aria in uscita (scambio gassoso). Questa colonna d’aria, spinta con una grande forza verso l’alto e più precisamente verso la bocca, trova un’ostacolo nel suo percorso a circa metà del collo: le corde vocali. Queste, che sono chiuse, oppongono una forza all’aria la quale, però, riesce a vincerla ottenendo come risultato la vibrazione e l’apertura delle corde stesse. Ed ecco così prodotto il primo suono! A questo punto l’aria viene modulata dal movimento delle corde ed arriva alla bocca dove, attraverso i movimenti della bocca, della lingua, e delle altre cavità di risonanza viene amplificata.

Questo processo, fisiologico, non solo non crea nessun tipo di disturbo alle corde vocali perché consente alle stesse di lavorare senza nessuno sforzo ma permette di utilizzare, anche per periodi lunghi, la voce.

Spesso, invece, ai polmoni non viene data la possibilità di espandersi completamente perché di essi viene riempita solo la parte apicale (respirazione di petto) e di conseguenza il diaframma non viene "schiacciato in basso" a sufficienza. L’aria in uscita non ha più la forza di far aprire le corde mettendole in vibrazione.

Poiché però il comando che arriva dal cervello è quello di produrre parole, le povere corde chiedono aiuto ai muscoli che servono loro per coadiuvare il movimento vibratorio ma non certo per farle vibrare e questi muscoli, chiamati ad un lavoro per loro improprio, le sbattono tra loro con violenza creando dolore, bruciore fino ad arrivare a procurare vere e proprie patologie quali, ad esempio, i noduli.

I ritmi odierni, lo stress e la ncecessità di prevaricare i rumori ambientali inducono una respirazione ed un "appoggio" di voce errato, che diventa abitudinario. Una cattiva impostazione non produce effetti negativi solo per la salute della persona, ma ne diminuisce la capacità comunicazionale, dato che il diaframma si tende e vibra diversamente a seconda delle emozioni e dato che a queste ultime corrisponde l’uso di casse armoniche diverse (La voce). Per questo è così facile che alle parole non corrisponda il senso-suono, rendendo poco efficaci e sinceri i nostri discorsi.

La corresponsione parola-senso-suono ha peculiare importanza con bambini e disabili. Ulteriori problemi possono nascere dall’uso improprio o non funzionale dell’apparato fonatorio. Anch’esso può dipendere da fattori fisici o da patologie come quando un malposizionamento dei denti o una particolare architettura della bocca costringono la lingua e la muscolatura facciale a movimenti impropri (La terapia miofunzionale).

Quello che ancora pochi fanno osservare è che tutto ciò ha ricadute sul fisico (es.: cervicale) e sulla resa complessiva della persona (es.: affaticamento generale) incidendo anche sul piano psicologico e del piacere del fare (Atteggiamento ludico).

Detto questo, ci sembra necessario sottolineare l’importanza di imparare ad impostare e coordinare correttamente il lavoro di questi due apparati per evitare conseguenze spiacevoli durante o dopo il prolungato utilizzo della voce, cosa che – riteniamo - debba far parte del bagaglio professionale di un qualunque formatore, per la sua salute e per ottimizzarne la resa.

In alcuni ambiti (insegnanti di scuola dell’infanzia e insegnanti di sostegno come operatori sociali che dovrebbero utilizzare il dialogo tonico anche con la voce - Aucouturrier), la voce va necessariamente controllata attraverso la respirazione e le sue casse armoniche.

Paradossalmente l’insegnamento di tali tecniche è più diffuso in arte e marketing che non nella formazione formatori.

Qualora invece si siano già create delle disfunzioni il consiglio è quello di eseguire riposo vocale, fare esercizi respiratori corretti, fumenti che aiutino le corde vocali a decongestionarsi e comunque di rivolgersi ad uno specialista come il logopedista che possa insegnare una respirazione ed una fonazione fisiologica e curare eventuali danni alle corde vocali.

 

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