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LA VOCE E IL LINGUAGGIO

                                    di Alessandro Pultrone

 

Ci sono dei momenti, soprattutto nel buio, che tutto pare avere una voce ed ogni voce un senso: il frangersi "minaccioso" delle onde, il sibilare "insinuante" del vento, il "burbero" borbottio della macchinetta del caffè, l’ "allegro" fischio del bollitore…

Forse ciò è legato al fatto che da piccoli siamo capaci di crearci un mondo fatto di suoni: ciuff-ciuff del treno, bang-boum per le armi da fuoco e le mille imitazioni di motori di tutti i generi; facciamo gare e battaglie in questo modo diventando paonazzi nello sforzo.

Chi più chi meno, credo sia esperienza comune, sta di fatto che, più grandi, non resistiamo alla tentazione di poggiare l’orecchio ad una conchiglia per sentire il sospiro del mare e che c’è sempre un flautaio di Hamlin che ci porta dove vuole.

Per produrre quei suoni che nell’insieme formano la voce e che articolati ed armonizzati tra loro formano il linguaggio, la tecnica del respiro viene adattata e modificata (Respirazione).

Il non controllo ed i disordini della respirazone sono perciò alla base dei disturbi del linguaggio.

Il suono si produce nella laringe che funziona come uno strumento musicale a fiato e precisamente uno strumento a linguetta (che può essere metallica o membranosa) come sassofono e clarinetto. La laringe è un tubo a linguetta membranosa e per poter emettere suoni ha bisogno che vi si soffi dentro. Nel nostro caso il soffietto è rappresentato dai polmoni e la trachea è il tubo portavento alla laringe.

La membrana faringea è in realtà una doppia membrana i cui margini sono le due corde vocali che sono messe in vibrazione dall’aria espirata.

Sono il numero, la velocità e la periodicità delle vibrazioni che danno il suono. Questo viene modificato negli organi di risonanza che sono: cassa toracica, faringe, cavità orale, cavità nasali e paranasali, dove si formano le vocali e le consonanti.

I caratteri della voce sono:

L’altezza dipende dalla lunghezza e tensione delle corde vocali (tanto più breve, tesa, sottile è la corda vocale, tanto più acuto è il suono).

L’intensità o volume è in relazione al soffio e potenza polmonare.

Il timbro o qualità del suono dipende dalla parte o parti del corpo che fanno da cassa armonica, cioè amplificano e migliorano il suono.

Si distinguono una serie di timbri (testanasogolalaringe - petto - diaframma, etc.) sintomi di stati d’animo o modi di essere; per questo attori e cantanti si esercitano ad usarne quante più possibili (Espressione Corporea). Basta un timbro a rendere un’emozine, a caratterizzare in modo grottesco o patetico un personaggio. L’espressività della voce e la modulazione naturale dei suoi timbri rendono reale la comunicazione, mentre si considera difetto o vizio l’uso continuo ed involontario di un unico timbro.

La VOCE (o timbro) DI TESTA ha come risuonatore parte del cranio;

normalmente entra in funzione usando registri (toni) alti ed è caratteristica nelle discussioni concitate ed in persone ipertese.

Provate, comunque, a pronunciare la consonante "M" tenendovi una mano sulla parte superiore del naso o all’inizio della fronte e sentirete una vibrazione.

La VOCE di NASO, che si ottiene automaticamente pronunciando la "N", può essere dovuta al "naso chiuso" (raffreddore o adenoidi) o perché invece che solo la "M – N – GN", risuonano TUTTE le consonanti. Ciò è causato dal velopendulo che non si innalza per chiudere il passaggio dell’aria-suono nel naso.

La VOCE di PETTO è più grave ed ha una forte risonanza, non affatica. Utilizzata dagli attori è quella che vibra con maggior potenza nell’ambiente ed è necessariamente voce portata (verso l’esterno). Definita "voce di potere" richiede una certa sicurezza di sé.

La VOCE di DIAFRAMMA è la più utile al controllo della respirazione e la più gradevole da ascoltare (è consigliata e praticata dagli attori, ma anche dai terapisti, poiché non è invadente, ma rilassante). Voce di petto e di diaframma sono considerate le voci sane (non sforzate, non provocano disequilibri psicofisici); inoltre, come nella recitazione, la voce andrebbe sempre "poggiata" e supportata dal diaframma che le conferisce sincerità emotiva ed affettiva.

Un altro risuonatore che si sente spesso nominare è quello LARINGALE, che permette suoni grattatati, graffianti, simili a ruggiti usati dai cantanti jazz e nel teatro orientale.

Il timbro della voce può influire molto su noi stessi e sugli altri. Pensate solo al famoso modo di dire "fare la voce grossa" oppure come sia usata nella comunicazione e nell’arte.

Ricordate pure che ognuno ha una voce particolare e diversa (chiedetelo agli imitatori).

Conoscere tutto ciò è utile e può essere divertente usare toni e voci diversi giocando o facendo teatro, ma durante la pubertà sarebbe un male sforzare troppo o "impostare" la voce (si fa spesso per sembrare "cresciuti" o per correggere eventuali difetti che non si possono ancora considerare definitivi) poiché in questo periodo avvengono anche per gli organi vocali dei mutamenti.

Nei maschi, durante la pubertà, le cartilagini della laringe – che si amplia – formano il "pomo d’Adamo" e la laringe si abbassa facendo abbassare pure il timbro della voce, mentre nelle ragazze resta acuto.

E’ normale, in questo periodo, detto anche di "muta della voce" sentirsi uscire di bocca dei toni o timbri "fasulli"; niente paura: stiamo attenti, invece, a non parlare "a sproposito" o "fuori tempo" o "nel momento sbagliato", il che non è solo un problema di contenuti (quello che si dice) o di educazione (interrompere chi sta parlando), ma anche di timbro. E’ utile invece abituarsi a parlare senza sforzare tono e volume (cosa che accade spesso per superare il così detto "rumore di fondo" sempre presente, soprattutto in città e, diciamolo pure, per un vago senso di prevaricazione sociale).

Quasi tutti noi usiamo un tono più acuto di quello che è il nostro "tono reale", ciò è stancante e – oltre ad essere fastidioso per noi e per gli altri – può provocare o essere concausa di patologie. Per prevenirle e mantenere la propria salute, chi esercita professioni che necessitano dell’uso prolungato o mirato della voce dovrebbe impostarla (Il problema "voce" per insegnanti e docenti) e imparare a gestirla.

Disturbi purtroppo molto diffusi collegati alla voce, sono quelli del linguaggio, che deve supplire a due esigenze:

  1. i simboli (le parole) debbono essere comprensibili – cioè ben interpretati sia nella fase di percezione ed assimilazione come in quella di estrinsecazione.

  2. Articolati – gli apparati che servono all’emissione del suono debbono essere sani e controllati.

A questo fine è importante anche l’udito: perché una parola o frase possa essere ascoltata e ripetuta nel modo giusto. E’ chiaro allora che i disturbi del linguaggio possono avere in origine molte diverse cause, comprese quelle psicologiche.

I difetti più frequenti di pronuncia del linguaggio sono:

e, perché no,

Con "dislalie" e/o "blesità" si intendono quei difetti di pronuncia consistenti nella sostituzione, soppressione o deformazione di una o più consonanti.

Tra i più comuni il "rotarismo", assenza o pronuncia difettosa della "R" (Roma diventa Loma) ed il "sigmatismo" come alterata pronuncia della "S" (difetto che ha pure "Gatto Silvestro").

La "balbuzie" provoca invece l’esitazione, l’arresto della parola, la ripetizione di lettere o sillabe (se aveste di questi problemi, "niente paura!", basterà rivolgersi ad una "logopedista" che saprà sempre aiutarvi con esercizi e persino giochi.

La "logopedia" è appunto la materia che studia la cura dei disturbi del linguaggio.

Spesso sono causa della balbuzie alcuni fattori come: timidezza, paura ed ansia, dovuti all’influenza dell’ambiente. Per superare questo impaccio è fondamentale, non solo il controllo fisico, (soprattutto della respirazione – rilassamento, uso della voce ed organi preposti), ma una maggiore serenità ed un po’ più di sicurezza.

Sta a voi, che a volte balbettate o che siete vicini a chi "s’inceppa", aiutarlo a superare gli stati di ansietà, a trovare un giusto rapporto con l’ambiente. Anche in questo caso moltissimo dipende da voi; l’importante è sapere che tutto ciò si può fare.

Altri disturbi, per un idoneo uso della voce, possono essere causati da malformazioni della bocca e dei denti. Tali disturbi, in particolare se non curati, possono portare a vizi e fastidi del "portamento" (es.: cervicale ed affaticamento).

La prevenzione (controllo e cura dei denti, educazione ad un corretto uso della voce e dei muscoli dedicati alla fonazione) è necessaria per evitare i problemi di poi, ma anche la rieducazione può essere fondamentale. Ad esempio per chi usasse gli apparecchi utili a correggere la posizione dei denti, sarebbe ottimo supportare l’intervento meccanico con qualche breve sessione di rieducazione della lingua e dei muscoli che contribuiscono alla deglutizione. Infatti, pur correggendo la posizione dei denti, i muscoli continueranno a muoversi, per abitudine, come facevano prima dell’intervento.

Tra l’altro tante spinte e pressioni (sono muscoli molti forti) sono causa di molte recidive: i denti dopo qualche anno tendono a tornare in posizione errata. Ecco perché parliamo di rieducazione (miofunzionale).

 

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